EvaT

dicono di me…

“Tempus Additum” di Giacomo Guzzonato

Le opere di Eva Trentin ricordano la frase latina tempus additum

ovvero –tempo che si somma, sono il risultato di sovrapposizioni materiche, sono lavori in divenire ripresi ed arricchiti in più fasi. Al centro del suo operare è presente la natura, l’albero, la foglia, le ninfee, la terra, il ferro arrugginito, l’insetto racchiuso nell’ambra ed i pesci che nuotano dentro lo stagno. Sono immagini che nulla hanno di statico e di definitivo, crescono nel tempo, si sviluppano a fasi alterne, non hanno un percorso lineare. Sono Natura naturans e racchiudono arcani messaggi di filosofia neoplatonica. Possiamo dare un nome alle varie ere geologiche, dividere il Mondo in regni e categorie, stabilire elenchi infiniti ma il susseguirsi del tempo con l’origine, il decadimento, la morte e la rinascita della materia resterà un mistero. Questo vedo nel fare artistico di Eva; non stabilisce banalmente una conclusione o definisce un dogma. Il suo impegno è rivolto verso la continua analisi di processi ed ipotesi, le stesse che accompagnano la nostra esistenza.

Giacomo Guzzonato – Aprile 2018

L’arte Sensoriale di Eva Trentin

I punti di forza espressiva nella pittura di sono le sensazioni che prova nel creare gli aspetti istintivi e quelli di mettere in comunicazione il mondo del “Se” superiore con il mondo delle emozioni emerse attraverso l’uso del colore e della materia, sviluppando la sensibilità percettiva della realtà circostante al fine di far riemergere l’approccio istintivo e profondo della persona.
Un percorso che ha di base l’essere umano, come soggetto interconnesso, collegato a tutto l’universo, fatto di luce, materia, colore, che raggiunge il proprio equilibrio e riscopre l’intimità di se stesso in una sorta di “Catarsi Creativa” Dice l’artista: “Ultimamente adoro usare la polvere di ferro, per poi creare la ruggine in vari stadi e colori. Nelle mie opere appare sempre qualche materiale diverso, come fiori essiccati, foglie, rametti, polvere di conchiglie, vecchi fogli di giornale, la resina epossidica che crea una superficie vetrificante che dona lucentezza e vari riflessi, poi i colori gli acrilici sempre trasformati in acque colorate che versandole sull’opera cambiano e si trasformano asciugandosi. Lavoro i quadri in strati e momenti diversi, creando una sorta di prospettiva e tridimensionalità. Mi piace chiamarli quadri sensoriali ” Eva Trentin utilizza l’arte per comunicare, come strumento di aggregazione, amicizia, di scambio culturale, come un inno alla pace e alla gioia. Il suo è un progetto dove pittura, musica e poesia si amalgamano in un concentrato di creatività, con l’obiettivo di stimolare nell’ osservatore un’esperienza sensoriale ed emotiva unica nel suo genere. L’arte sensoriale di Eva Trentin è un insieme di ingredienti emozionali che si esprime attraverso i nostri cinque sensi e in completa libertà percepisce il mondo che la circonda, come una esploratrice di nuove sensazioni, dove emergono magia, lucidità, realtà (vedi opere come “Brezza Marina”, “Bouquet”, “Ninfee”, dove sono presenti tutti i materiali che usa, dagli acrilici alla ruggine, dagli smalti alle resine, fiori essiccati, foglie vere). Nella pittura di questa artista c’è una critica nei confronti della società e delle sue debolezze, la fragilità dell’uomo, l’esplorazione del grottesco, il primitivismo legato al mondo animale e vegetale, la dimensione onirico-atemporale, le architetture mentali della natura. Eraldo Di Vita

Ars & Arte international Marzo 2017…a cura di Raffaele de Salvatore

Eva Trentin vive e lavora a Marano Vicentino, un piccolo paese in provincia di Vicenza. Interior designer ed artista attirata da tutto ci che creativo. Ispirata dagli alberi e da tutto ci che la circonda utilizza materiali che si trovano in natura: legno, cortecce, foglie e polveri sono i suoi ultimi esperimenti. Da una decina di anni sperimenta attraverso una sorta di pitto-scultura la fusione tra colore, gessi, polveri ed elementi naturali.Fa parte del gruppo artistico “Contenitore di Emozioni”. Ha preso parte alla Biennale d’ Arte Contemporanea Italiana (Lecce) a Colleferro (Rm), Monreale (Pa). Una sua opera stata donata al Museo del Rugby di Colleferro. Eva Trentin in permanenza presso lo spazio espositivo “La Chimera” a Lecce. Il noto critico d’ arte Eraldo di Vita ha scritto di lei: Eva Trentin una dei pochi artisti in Europa che sa trattare la “pittura materica”, dove oltre alle usuali dimensioni dell’ immagine introduce la “terza dimensione” con la sua grande creatività e professionalità che le sono proprie. Come ho già detto in altre occasioni il lavoro di Eva Trentin concentrato sulla complessità della materia e nel trovare il giusto equilibrio fra essa e i colori, il tutto nell’ ambito di una ricerca personale, fuori dagli schemi tradizionali, creando sempre qualcosa di inatteso e di sorprendente come nelle sue opere: “Spina Dorsale”…un rosso intenso nel quale emergono degli elementi materici che fanno pensare alle vertebre di una spina dorsale, “Cortecce di via Vittorio Veneto”…dove io vedo i muri scrostati dal tempo, “Paesaggio Notturno”…dove i neri, i bianchi e i grigi dipingono una notte malinconica, “Impressioni in Blu”…un mosaico di varie gradazioni di azzurri e di blu, dove il rilievo sempre presente. Le opere di questa artista sono un filo conduttore che unisce colori e spazi diversi, capaci di suscitare forti emozioni visive e tattili, una sorta di pittoscultura associata alla scenografia e all’ architettura archeologica, una ricerca unica nel suo genere anche dal punto di vista culturale e storico.

C’è qualcosa di nuovo e di sensazionale nella ricerca di Eva Trentin, che non nasconde la sua voglia di esporare nella “New Art”, sempre alla ricerca di nuove forme, nuove tecnologie, nuove inclinazioni, con nuove radici concettuali ed estetiche, che non disdegnano le strategie dadaiste del collegare e quelle pi retoriche del “New Realisme” e della Performance.

Definire artista materico Eva Trentin veramente limitativo, in quanto le sue opere cancellano la memoria reale delle cose per recuperarla attraverso la fantasia e per far emergere oltre all’ esteriorità anche l’interiorità di ci che matura e dipinge, come l’uso provocatorio dell’ ironia che sfuma i confini tra arte e provocazione, tecnologia e cultura. Avrete capito che adoro la pittura di Eva Trentin e che mi emoziona il fatto di poterla descrivere, in quanto sono certo che le sue ricerche non si fermeranno alle ultime intuizioni e che andranno avanti inesorabilmente per una strada che prevedo costellata di novità e di successo.

“Raffaele De Salvatore” con “Eraldo di Vita”

Le intuizioni pittoriche di Eva Trentin

Eva Trentin è una dei pochi artisti in Europa che sa trattare la “pittura materica” dove oltre alle usuali dimensioni dell’immagine introduce la “terza dimensione” con la sua grande creatività e la professionalità che le sono proprie. Come già detto in altre occasioni il lavoro di Eva Trentin è concentrato sulla complessità della materia e nel trovare il giusto equilibrio tra essa e i colori, il tutto nell’ambito di una ricerca personale, fuori dagli schemi tradizionali, creando sempre qualcosa di inatteso e di sorprendente. Nelle sue opere “Spina dorsale” (rosso intenso nel quale emergono degli elementi materici che fanno pensare alle vertebre di una spina dorsale) “cortecce di Via Vittorio Veneto” (dove io vedo i muri scrostato dal tempo) “Paesaggio notturno” (dove i neri, i bianchi e i grigi dipingono una notte malinconica) “Impressioni in blu” (un mosaico di varie gradazioni di azzurri e blu, dove il rilievo è sempre presente).                        

Le opere di questa artista sono un filo conduttore che unisce colori e spazi diversi, capaci di suscitare forti emozioni visive e tattili, una sorta di pittoscultura associata alla scenografia e all’architettura archeologica, una ricerca unica nel suo genere anche dal punto di vista culturale e storico. C’è qualcosa di nuovo e di sensazionale nella ricerca di Eva Trentin, che non nasconde la sua voglia di esporare nella “New Art”, sempre alla ricerca di nuove forme, nuove tecnologie, nuove inclinazioni, con nuove radici concettuali ed estetiche, che non disdegnano le strategie dadaiste del collegare e quelle più retoriche nel “Noveau Realisme” e della Performance. Definire artista materico Eva Trentin è veramente limitativo, in quanto le sue opere cancellano la memoria reale delle cose per recuperarla attraverso la fantasia e per fare emergere oltre all’esteriorità anche l’interiorità di ciò che matura e dipinge, come l’uso provocatorio dell’ironia che sfuma i confini tra arte e provocazione, tecnologia e cultura. Avrete capito che adoro la pittura di Eva Trentin e che mi emoziona il fatto di poterla descrivere, in quanto sono certo che le sue opere non si fermeranno alle ultime intuizioni e che andranno avanti inesorabilmente per una strada che prevedo costellata di novità e di successo.

a cura di Eraldo di Vita –  ”Articolo pubblicato su Euroarte 19 nov-dic 2014”

 Mostra permanente su Web Art Magazine:

 http://artenetwork.altervista.org/wam/trentin/trentinA.htm

UNA PITTURA DINAMICA E VIBRANTE

Linguaggio di suggestiva tensione impressionista quello della pittrice Eva Trentin, che in questa sua mostra personale è partecipe con una ventina di dipinti realizzati con una sua tecnica caratteristica. In “Alberi” si avverte la sensibilità delle vibrazioni cromatiche con vaporose brezze atmosferiche. Composizione di robusta struttura pittorica e con raffinata citazione, quella di Eva Trentin, pittrice di colta disposizione post impressionista. L’artista rileva una particolare sensibilità per il colore e la materia, al di là dell’oggettiva indicazione del disegno. La sua creatività è priva di inutili manierismi ma obiettivamente ispirata da un sincero amore per l’arte e la vita. Anche dal punto di vista della materialità cromatica l’Artista lascia intravedere il suo equilibrio: la materia coloristica deve essere dinamica, vibrante, senza inutili appesantimenti, ed in questo l’Artista riesce grazie all’acutezza degli impasti che lasciano filtrare poeticamente la luce sulla superficie della tela.

Nicolò Piras – Articolo Euroarte 28

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