Erbario del Timonchio
Reticolo di Persistenze è un’opera composta da 256 tessere realizzate in tecnica mista, attraverso stampa botanica a vapore, pigmenti naturali, foglia oro e interventi materici su alluminio.
Ogni modulo conserva l’impronta autentica di foglie, fiori ed erbe spontanee raccolti lungo gli argini del torrente Timonchio, nel territorio vicentino. Elementi vegetali effimeri vengono così trasformati in tracce permanenti, dando forma a un archivio sensibile della biodiversità locale.
L’opera nasce da una ricerca in cui la natura non è rappresentata, ma diventa materia e agente del processo creativo. Attraverso il calore e il vapore, i pigmenti naturali migrano sulla superficie dell’alluminio e trasferiscono le forme vegetali in modo irripetibile. Non si tratta quindi della riproduzione di una pianta, ma della sua presenza fisica: un’impronta che conserva il gesto della materia, il tempo e le trasformazioni del vivente.
Le 256 tessere costruiscono un reticolo nel quale ogni frammento mantiene la propria identità e, contemporaneamente, entra in relazione con gli altri. Come in un ecosistema, il significato dell’insieme nasce dalla connessione tra le singole parti. La composizione diventa così una mappa sensibile del paesaggio, capace di restituire attraverso le tracce vegetali il succedersi delle stagioni, la ricchezza degli elementi spontanei e la fragilità degli equilibri naturali.

La foglia oro attraversa la superficie come una trama luminosa e unificante. Il suo valore non rimanda al lusso, ma alla necessità di riconoscere come prezioso ciò che spesso rimane invisibile o marginale: le erbe spontanee, le piccole presenze vegetali, i frammenti di un paesaggio quotidiano. L’oro diventa così una dichiarazione di valore attribuita alla ricchezza ecologica e culturale del territorio.

Reticolo di Persistenze propone una riflessione sul Veneto contemporaneo attraverso uno dei suoi patrimoni più silenziosi: la biodiversità. Il Timonchio diventa il punto di partenza di un racconto più ampio, in cui memoria, ambiente e identità si intrecciano.
L’opera invita a guardare il paesaggio non soltanto come uno spazio geografico, ma come un archivio vivente di relazioni, trasformazioni e responsabilità condivise, nel quale ciò che scompare può lasciare una traccia e ciò che ancora esiste può essere osservato, custodito e tramandato.